Tra autocomunicazione di Dio e comunicazione degli uomini
«In principio era il Logos, e il Logos era presso Dio e il Logos era Dio».
La liturgia del giorno di Natale proporrà al nostro ascolto la pagina inaugurale del Vangelo secondo Giovanni. Più che di una semplice introduzione narrativa, si tratta di un vero e proprio compendio della proposta teologica del quarto evangelista. Alla sua abilissima penna poche righe paiono bastanti a racchiudere il mistero dell’Incarnazione. In una manciata di parole ricorre più e più volte al termine Logos – alle nostre orecchie, in realtà, fra non molti giorni, risuonerà l’italiano ‘Verbo’ ma Giovanni lo scrive così, in greco: Logos. Assai difficile da tradurre, esso esprime ad un tempo parola e pensiero, progetto e ragionamento.
Il Logos non conosce inizio. Prima del tempo, Egli già era ‘rivolto a’ Dio – così secondo una traduzione che, fedele al testo originale, evidenzia un tratto tipico della parola, quello, cioè, dell’essere rivolta ad un destinatario. La Parola stessa era Dio.
«Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste».
Secondo il Libro della Genesi è nell’atto del parlare che Dio ha dato forma al cosmo e all’uomo – il racconto di ciascuno dei sei giorni si apre con l’espressione «Dio disse». Nel volgere la propria parola fuori da Sé, Dio ha chiamato alla vita le creature.
«E il Logos si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi».
Prendendo carne, piantando la propria tenda fra quelle degli uomini, Dio ha reso la carne di Adamo capace della Parola, abile ad ascoltarla e risponderle, ad intrattenere con Lei un dia-logo. Nell’incarnazione del Verbo, Dio si è autocomunicato agli uomini, ha detto loro Sé stesso.
Fin dai suoi inizi, la comunità cristiana ha avvertito la necessità di diffondere la Parola, di invitare altri ad entrare in dia-logo con Lei. Gli scritti degli apostoli Matteo, Marco, Luca, Giovanni, Paolo, Pietro, Giacomo e Giuda ce ne offrono testimonianza, ciascuno con peculiarità proprie.
Lungo i secoli, mettendo in pratica il principio dell’incarnazione, la Chiesa s’è ingegnata nel veicolare la Parola con linguaggi e mezzi in grado di intercettare gli uomini nelle singolari situazioni entro le quali era dato loro di vivere.
Animati dalla consapevolezza che per dire la Parola qui ed ora non risultano più sufficienti i linguaggi e i mezzi che le erano congeniali cinquanta, venti o anche solo cinque anni fa, ci siamo interrogati sulla qualità degli strumenti che finora hanno contribuito a mettere in comunicazione le persone, le famiglie, i gruppi, le associazioni e le parrocchie che compongono la nostra unità pastorale, abbiamo valutato l’opportunità di riformularne alcuni ed inaugurarne degli altri.
Tale progetto ha visto, nel corso di una decina di mesi, il coinvolgimento di numerosi membri delle nostre comunità, i quali, rinnovando la loro disponibilità od offrendola per la prima volta, hanno collaborato nella realizzazione delle risorse comunicative che sono state dettagliatamente presentate in un incontro tenutosi il 20 novembre scorso e che sulle pagine di questo primo numero de Il tessitore trovano un ulteriore spazio di consegna.
Lungo l’intero percorso ci siamo affidati a Veronica, una giovane graphic/social/web designer – l’arte del ben comunicare, infatti, insieme alla passione, esige pure una buona dose di competenza. Voltando pagina, la incontrerete desiderosa di raccontarvi le scelte maturate insieme.
Facciamo nostri questi nuovi canali. Non sono la Parola – il Logos mica si è fatto carta o profilo social – ma canali mediante i quali poter raccontare gli echi che la Parola suscita nelle nostre esperienze personali, familiari e comunitarie ogniqualvolta Le permettiamo di fare della nostra carne la Sua.
don Gabriele
