In un mondo di locandine del GrEst in Comic Sans, siate come l'UP Pedemontana est
Cosa ne sarebbe della Chiesa senza la comunicazione? Probabilmente non lo sapremo mai, essa per vivere e esistere deve comunicare e comunicarsi.
Da addetta ai lavori, mi permetto di far notare, non con poco dispiacere, un netto peggioramento negli anni. Provo a spiegare il mio punto di vista con alcuni fatti: circa duemila anni fa Gesù dovette superare il problema della mancanza di istruzione per riuscire a comunicare alle folle la buona novella. Grazie a Dio (è il caso di dirlo) essendo un abile comunicatore si inventò le parabole, un metodo ideale per far arrivare il messaggio proprio a tutti, anche ai più scapestrati. Semplice, rapido, geniale, no?
Ora, diamo invece uno sguardo alla storia recente della Chiesa di cui facciamo parte. Troppo spesso capita che sottolineiamo i pericoli e le conseguenze negative che possono essere generati dai nuovi metodi di comunicazione: “Su internet c’è di tutto”, “I giovani son sempre con il telefono in mano”, “Si stava meglio quando non c’erano tutte queste tecnologie”… e potrei continuare. Penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che in questi media circolino sia cose buone che cose decisamente pericolose. Ma non credete che Gesù sarebbe stato il primo a servirsi dei social per diffondere il suo messaggio? Oppure che gli apostoli anzichè scrivere lettere avrebbero utilizzato YouTube o Spotify per creare il loro podcast? Io ne sono certa, eppure ci lasciamo puntualmente spaventare e convincere che è più importante stare attenti a non cadere nel male che a generare il bene.
C’è un bellissimo documento redatto dal Concilio Vaticano II che si intitola Inter Mirifica, letteralmente “Tra le meraviglie” che inizia proprio così:
“Tra le meravigliose invenzioni tecniche che, soprattutto nel nostro tempo, l’ingegno umano è
riuscito, con l’aiuto di Dio, a trarre dal creato, la Chiesa accoglie e segue con particolare
sollecitudine quelle che più direttamente riguardano le facoltà spirituali dell’uomo e che
hanno offerto nuove possibilità di comunicare, con massima facilità, ogni sorta di notizie,
idee, insegnamenti. […] A ragione quindi essi possono essere chiamati: strumenti di
comunicazione sociale.”
Un documento che riconosceva la meravigliosa potenzialità dei nuovi media del tempo (radio, cinema, televisione) e che poneva per la prima volta nella storia l’attenzione della Chiesa sui mass media.
Purtroppo questo documento non fu accolto e seguito come avrebbe dovuto essere, lasciandoci indietro e facendoci apparire ancora più elitari e distaccati dal mondo. Ma noi siamo nel mondo! È questa l’epoca in cui siamo chiamati a vivere e a vivere come cristiani, quindi perché non cogliere la bellezza e le potenzialità della tecnologia di questo tempo?
Per chi, come me, vive la sua vita come San Tommaso (alias gli scettici) proverò a farvi capire l’importante ruolo che gioca una comunicazione ben pensata.
Proviamo a immaginare di essere nella nostra cucina e dopo due ore di cottura finalmente ci apprestiamo a sfornare una gustosissima crostata ai lamponi. Ma, quando apriamo il portellone del forno, non esce nessun profumo. Il dolce è perfetto, colorato, cotto al punto giusto ma nessun profumino invitante ci stimola a assaggiarla.
Allo stesso modo lavora la comunicazione: non basta avere un ottimo messaggio, bisogna saperlo veicolare nei giusti modi, toni e media.
Se ci fosse ancora qualcuno di dubbioso, eccovi alcuni esempi che spiegano il titolo un po’ provocatorio dell’articolo:
Credo sia scontato dire che il GrEst sia un’attività bellissima per chiunque ne prenda parte, ma quale bimbo, animatore o genitore può essere attirato e stimolato da una comunicazione del genere? Come esponente della Gen Z, mi sento di dire un grande “No”.
Ora che abbiamo inquadrato per bene lo scenario in cui viviamo, possiamo cominciare.
Insieme a don Gabriele e alcune altre persone dei vari gruppi, abbiamo iniziato un annetto fa a pensare e progettare l’immagine per la nuova nata unità pastorale Pedemontana est. Volevamo qualcosa di non banale: niente croci, niente grappoli d’uva, niente omini che si stringono le mani. Serviva qualcosa di inedito per rappresentare tutte le comunità.
Su suggerimento del don siamo partiti dunque dall’edificio del battistero, nell’antichità spesso sorgeva su base ottagonale. Battistero per il quale tutti passiamo per diventare cristiani e dunque diventiamo parte della Chiesa che, come dice Papa Francesco, deve essere in uscita e per tutti. Ecco quindi l’intuizione di non chiudere l’ottagono ma lasciarlo aperto. Proprio dentro questo ottagono risiede fisicamente l’UP, qui infatti è posizionato il naming.
L’UP però non deve cancellare le singole comunità ma riunirle, perciò ogni vertice dell’ottagono rappresenta ognuna delle cinque parrocchie.
Per ognuna delle cinque comunità è stato ideato un logo che richiama quello dell’UP e in cui il vertice e il nome vengono evidenziati. Infine, sono stati definiti i font del brand (a uso stampa e web) e la palette colori da rispettare nelle comunicazioni.
Si è pensato anche di elaborare un logo a parte per l’oratorio di Cordignano, che rappresenti non solo la struttura in sé ma tutte le attività relative ai gruppi giovani, catechesi, Agesci, Azione Cattolica, GrEst ecc.
Partendo dalla parabola della perla preziosa era evidente il collegamento tra la preziosità della perla e i giovani che abitano l’oratorio. Abbiamo stilizzato la conchiglia con la perla ponendo al di sotto il naming che presenta un piccolo gioco tra le lettere a simbolo della vivacità dell’ambiente. Anche qui sono stati definiti font e palette colori che richiamano quelli dell’UP.
L’oratorio oltre a un brand tutto suo avrà anche un profilo Instagram dedicato, in cui si raccoglieranno le testimonianze visive delle attività dei vari gruppi e verrà gestito da una giovane dell’UP.
Siamo passati poi a ripensare il foglio settimanale e il bollettino mensile. Il primo ha mantenuto la stessa impostazione modificando l’intestazione con il nuovo logo e mantenendo una coerenza grafica con il bollettino.
Nel secondo si è ripartiti da zero con una nuova pubblicazione dal nome “il tessitore” per il quale è stata ripensata l’intera impostazione grafica. Sono state aumentate le colonne del testo per migliorarne la leggibilità, sono stati creati i giusti spazi di respiro tra i vari elementi, sono stati riposizionati gli articoli nel foglio A3 e il calendario liturgico come eventuale allegato nell’A4 interno. Il bollettino mensile verrà curato dai membri della redazione e impaginato mensilmente da una giovane dell’UP.
Infine, anche il sito web è stato ripensato da capo: tutto ciò che era presente nei siti delle singole parrocchie è stato riportato sotto una nuova veste concettuale e grafica in un unico nuovo dominio: www.uppedemontanaest.it. Dalle pagine dedicate alle singole parrocchie, alla liturgia, alla formazione tutto è stato posto all’interno della propria pagina dedicata che può essere sempre consultata e aggiornata qualora le circostanze lo richiedessero. La grafica dell’intero sito si rifà alla brand identity ideata per l’U.P. Sono stati anche attuati gli adattamenti necessari affinché sia usufruibile sia da computer che da mobile. Il sito verrà puntualmente curato e aggiornato da un giovane dell’UP.
Concludo ringraziando ancora don Gabriele in primis, don Claudio e tutti voi per avermi permesso di prendere parte a questo progetto e per la fiducia accordatami. Sono stata davvero onorata di essere stata in prima linea e veder nascere un progetto dove finalmente si dà la giusta importanza alla comunicazione ecclesiale, seppur la più quotidiana. Ma è qui, nell’ordinarietà, che attuiamo piccole rivoluzioni che portano alle grandi.
Spero di avervi trasmesso almeno un po’ della passione che c’è stata dietro questo grande lavoro da parte mia e di tutte le persone che hanno messo a disposizione il loro tempo e i loro talenti.
Siatene davvero orgogliosi perché siete la prima realtà diocesana a intraprendere questo tipo di percorso. Mi auguro che questo progetto possa essere davvero strumento affinché tutte le iniziative, attività e vicende delle vostre comunità abbiano la giusta luce e la giusta forma per essere raccontate.
Veronica Pasin,
per necessità graphic/social/web designer,
per fede custode di bellezza nella comunicazione.
