La chiesa arcipretale
Le origini della pieve di San Cassiano del Meschio risalgono a tempi remoti. Scavi archeologici effettuati sul finire del secolo scorso e documentazioni storiche hanno permesso di poter ricostruire nel dettaglio una cronologia del sito religioso.
Tempietto primordiale
? a.C. – IV/V secolo d.C.
Risale sicuramente al periodo romano e non si esclude che possa essere stato un luogo di culto di datazione antecedente considerando che sulle colline sopra Villa di Villa e nei Palù di Ponte della Muda sono stati rinvenuti insediamenti umani risalenti ad epoca preistorica (3.000/5.000 anni a.C.).
Periodo longobardo
VI – VII secolo
In questi anni il primordiale tempietto venne ingrandito; dal 313 la popolazione iniziò a convertirsi al Cristianesimo coinvolgendo gradualmente anche i nostri territori in tempi successivi.
Costruzione prima chiesa
VII/VIII – XVI secolo
Con il diffondersi del Cristianesimo fu eretta la prima chiesa databile, all’incirca, al VII/VIII secolo; venne considerata pieve e intitolata a Santa Maria Assunta e a San Cassiano martire. A causa delle scarse manutenzioni, nell’ultimo decennio del 1500 la chiesa non fu più agibile e chiusa al culto. Le celebrazioni liturgiche vennero traslate nella chiesa di San Pietro in Campagna, poco discosta, che si trovava all’interno dell’omonimo cimitero. Tale chiesetta venne demolita nel 1888 in conseguenza dei danni causati dal terremoto del 1873.
Costruzione chiesa attuale
XVII secolo
Nei primi anni del Seicento venne fatta richiesta al patriarca di Aquileia, da parte del pievano, per la costruzione di una nuova chiesa. I lavori iniziarono nel 1607 ed ebbero termine nel 1628; fu consacrata nel 1635 dal patriarca di Aquileia con la stessa titolazione di quella precedente. La chiesa era costituita dalla sola navata e si presentava spoglia degli attuali ornamenti e decorazioni.
La facciata, in stile palladiano, è in pietra di Sarone e fu portata a termine nel 1658. Ai lati del portale d’ingresso alloggiano in altrettante nicchie le statue di san Girolamo (a destra) e di Giovanni Battista (a sinistra).
Interventi successivi
XVII – XIX secolo
A seguito di un episodio avvenuto nel 1642 riguardante un’immagine della Madonna del Carmine (ora esposta in una teca nella cappella di destra) venne fatta edificare la cappella di sinistra. I lavori ebbero inizio nel 1642 e furono terminati nel 1646. L’altare ligneo, ivi collocato, risalente al 1648, e le statue dei profeti in essa posizionati sono opera dei maestri intagliatori Ghirlanduzzi da Ceneda. Inizialmente la cappella era intitolata alla Madonna del Carmine e dal 1806 a San Francesco la cui immagine statuaria è contenuta nella teca dell’altare.
La chiesa, così strutturata, era sbilanciata architettonicamente per cui venne valutato di erigere la cappella di destra. I lavori ebbero inizio negli anni Sessanta del 1600 e furono portati a termine sul finire dello stesso decennio. Inizialmente venne intitolata a San Pietro e poi alla Madonna del Rosario con la presenza di un altare; inoltre c’è una piccola immagine della Madonna del Carmine adornata da una sfarzosa cornice dei Ghirlanduzzi.
Nei successivi decenni, gradualmente, vennero apportati interventi sia manutentivi che decorativi di assoluta valenza cosicché la chiesa acquisì l’attuale configurazione intorno alla metà del XIX secolo.
L’arcipretale, in stile romanico, è a navata unica. Ai lati, sette altari, di cui sei marmorei, con altrettante tele espongono dipinti di assoluto pregio fatti pervenire da Venezia nel 1817 grazie ad un importante mercante d’arte locale; sono tutti opera di pittori famosi, tra questi Domenico Tintoretto e Jacopo Palma il Giovane.
Nella parte absidale è l’imponenza dell’altare maggiore di marmo in stile barocco che predomina, con la pala raffigurante la Madonna in trono; ai lati, posizionati sopra gli scranni risalenti alla fine dell’Ottocento, due dipinti attribuibili l’uno alla scuola di Marco Vecellio con l’Ultima Cena l’altro, il Miracolo dell’Ostia, ad Angelo Lion. La cupola è affrescata con un ovale in cui sono raffigurate le Tre virtù, mentre sul soffitto della navata, con i suoi 90 m2, è rappresentata l’Assunzione della Vergine Maria: entrambi gli affreschi risalgono al 1842 e sono opera del pittore vittoriese Giovanni De Min.
Sopra la porta principale dell’ingresso c’è la maestosa cantoria con l’organo che risale al 1893, opera di Gaetano Zanfretta. Tra il 1987 ed il 1989 l’organo venne restaurato e fu possibile constatare che già in precedenza c’era un Callido e prima ancora (1775) operò l’organaro Francesco Dacci.
Per saperne di più
Qui un video realizzato da Bags4Dreams nell’ambito de Le vie degli Artisti – progetto che intende guidare alla scoperta delle ricchezze artistiche delle colline del Prosecco Conegliano Valdobbiadene patrimonio UNESCO – dedicato alle suddette opere lignee dei Ghirlanduzzi.
Qui un contributo sulla chiesa arcipretale di Cordignano, la chiesa parrocchiale di Villa e alcune delle opere d’arte in esse custodite, curato da Qdpnews.it in collaborazione l’Istituto diocesano Beato Toniolo. Le vie dei Santi, per la rubrica Luoghi del Sacro.
Qui le riprese amatoriali di un parrocchiano.
La chiesa di San Rocco in Pinidello
Nella frazione di San Rocco di Pinidello vi è una chiesa prospicente la piazza intitolata a San Rocco e a San Sebastiano. In stile romanico e ad unica navata, molto probabilmente già nel XVI secolo (1540?) esisteva, venendo eretta dai popolani locali per voto fatto ai suddetti Santi per essere preservati dalle epidemie pestilenziali.
Di interesse il dipinto dell’altare maggiore risalente al XVIII secolo (di autore ignoto) in cui è raffigurata la Madonna con il Bambin Gesù e i Santi patroni.
Il soffitto riporta un affresco (forse di Giovanni De Min?) ove san Rocco è assunto in cielo portato dagli angeli.
La chiesa di San Zenone in Silvella
Di antica origine è anche la chiesa succursale di Silvella. Le prime attestazioni la fanno risalire al 1461 con l’intitolazione a San Zenone, come ancora oggi. Il Santo era invocato contro le alluvioni – iconograficamente è rappresentato con un pesce – ed essendo Silvella, un tempo, area di frequenti inondazioni causate dai torrenti che scorrono poco distanti, la gente locale la eresse per voto fatto con lo scopo che il Santo vigilasse sulla popolazione e sul territorio preservandoli dalle calamità.
Il corpo di fabbrica è costituito da un’aula al cui interno spicca la pala che rappresenta la Madonna in cielo con i Santi Zenone e Rocco. Un affresco, recuperato in altro sito e ivi posizionato, risalente al XVI/XVII secolo raffigura il Cristo sostenuto da Dio: anche se non di pregio e di autore ignoto, ben rappresenta l’arte popolare di quel tempo.
L’oratorio di San Francesco d’Assisi
A pochi passi dall’arcipretale c’è un antico oratorio privato fatto erigere dalla nobile famiglia Rota, stanziatasi in loco nella seconda metà del Quattrocento. È intitolato a San Francesco d’Assisi e il corpo di fabbrica, caratterizzato da una pianta a forma ottagonale, risale al 1674. Oltre ad avere la funzione di sepolcreto di famiglia, come testimoniano nel pavimento le due lapidi tombali, al suo interno custodisce un piccolo altare sulla cui alzata è raffigurato, in affresco, San Francesco orante.
L’oratorio della Santa Croce
Nel XVII secolo gran parte dei terreni a ridosso del centro abitato erano di proprietà di nobili famiglie, tra queste quella dei Ciotti che, nel 1680, fece erigere un oratorio poco discosto da quello di San Francesco. Le funzioni religiose si svolsero, all’inizio, per solo una ventina d’anni poi, con il trascorrere del tempo, venne sempre più lasciato in balia di sé stesso. Degna di nota era la piccola abside tutta decorata con una pala in cui era rappresentata la Sacra Croce poi traslata. Nel 2023 una nota imprenditrice cordignanese lo riportò ai fasti iniziali, facendo posizionare una nuova pala con l’Arcangelo Gabriele che sconfigge Lucifero e con la Croce sullo sfondo.
La chiesa del Santissimo Redentore
All’interno dell’area della Casa di riposo San Pio X, la cui struttura venne edificata agli inizi del Novecento, si trova la chiesa del Santissimo Redentore. Venne eretta tra il 1931 ed il 1932, sopperendo alle maggiori esigenze non più possibili con la precedente cappella fatta costruire adiacente alla struttura dell’ospizio. La chiesa, in stile eclettico per gli elementi romanici e gotici che la caratterizzano, custodisce vari dipinti risalenti alla fine degli anni Sessanta come la raffigurazione della Beata Chiara Bosatta, il Beato Luigi Guanella fondatore della casa, il Redentore crocefisso e, nella crociera centrale del soffitto, i quattro Evangelisti.
